Cos’è che ha spinto tanti giovani a seguirlo?
Un uomo di Dio, una chiamata viva: perché i giovani lo seguivano
"...Ecco, so questo: la gente per lui fu soprattutto la gioventù femminile e la gioventù femminile allora seguiva con intensità, seguiva con fedeltà, seguiva con generosità la sua chiamata alla santità.
Questo lo posso testimoniare... qualche volta noi seminaristi ci lamentavamo anche un po’ perché non aveva tanto tempo per noi, ma sapevamo che il suo tempo era dato per la Santità di questa gioventù...."
"....Le giovani frequentavano proprio tanto. L'azione cattolica lavorava molto bene, però possiamo dire proprio grazie al lavoro di approfondimento, al lavoro di formazione, di preghiera che ci faceva fare..."
"... l'ho conosciuto alla Scuola di Propaganda.... mi ha subito interessato il suo modo di fare, la sua gentilezza, soprattutto il suo senso di puntualità..."
"...Per me prima di tutto è proprio la sua vita, è lui... lui come era, come viveva il suo sacerdozio, come viveva il suo rapporto con le persone, con noi dell’Azione Cattolica, nelle parrocchie... La sua preghiera, la sua preghiera..."
"... quello che ricordo di più è questo: l’ho sempre visto sereno, calmo, mai alterato, mai, mai, anche se c’erano dei motivi. Il lavoro anche per lui era tanto, non aveva solo i chierici, i seminaristi, ma l’Azione Cattolica Gioventù Femminile che allora dava tanto lavoro fruttuoso: quante missionarie formate da lui sono partite per il terzo mondo o sono rimaste in diocesi al pieno servizio totale del Signore e della chiesa ..."
"...Perché lui non aveva timore di presentare la vocazione, di testimoniare che lui era un sacerdote felice, che era un sacerdote contento, che era un sacerdote che della sua vita non poteva sognare di più. Lui dava la testimonianza di questo e dando la testimonianza c'era chi lo seguiva..."
"...Aveva un carisma speciale proprio per l'avvicinamento alle persone. Direi che, in poco tempo che è stato nella nostra parrocchia, ha saputo avvicinare davvero non solo i giovani, ma anche gli adulti, gli anziani..."
"...Lui per se stesso era di una esigenza grandissima. Sapevo che faceva uso di cilici a volontà e, quando poteva, chiedeva un pochettino di vita di sacrifici anche a noi, che poi eravamo giovanissime, ma non ci lasciava dormire.
Davvero era una sveglia continua, ma una sveglia che sapeva dove ci voleva accompagnare: nel dono totale. "Via le mezze misure!", "Puntate in alto...". Proprio questo era un suo modo di avvicinarci e di aiutarci a crescere spiritualmente e anche umanamente.
E allo stesso tempo, ripeto, era l'uomo della tenerezza, della dolcezza che davvero accattivava la nostra presenza ai suoi incontri..."
"... Ma più che il proporre con le parole era la proposta della sua vita. Sapevamo che lui cercava la Santità; che lui, lavorando in mezzo alla gioventù o a noi chierici, cercava, non pretendeva, ma cercava di donare la Santità, di offrire la strada della Santità, di formare dei cuori che sapessero dire di sì al Signore con gioia, con fiducia, con apertura..."
"...Nel 1933 entrai in seminario a Fossano per la seconda ginnasio e là mi incontrai subito con il chierico Stefano Gerbaudo che allora faceva da prefetto, che sarebbe... come capo del gruppo dei chierici.
Mi sono subito incontrato con lui ... è stato per me un impatto stupendo, meraviglioso.
Aveva un bell'aspetto, anche di volto. Un volto bello, accogliente, sorridente, sereno, e per questo accattivava la nostra attenzione e il nostro affetto. Avevamo subito avuto verso di lui tanta, tanta, tanta confidenza..."
"...Io guardavo a lui, più ancora che alle parole; guardavo a lui al suo esempio, al suo modo di trattare, al suo modo di essere, al suo modo di contattare gli altri, al suo modo di trattare i chierici, al suo modo di trattare la gioventù femminile ..."
"...Era intelligente, capiva...appena io aprivo bocca lui aveva già capito tutto.... Veramente il Signore gli ha dato delle grazie particolarissime perché, siamo sinceri, a quell'età li, a 24, 25, 26 anni, avere già una maturità, una posatezza come aveva lui era un dono speciale, un carisma..."
"...Un uomo che ascoltava; ...un uomo che più che con le parole era con l’atteggiamento, un atteggiamento sereno, un atteggiamento di vita interiore profonda, un atteggiamento che sembrava, ecco, di parlare con il Signore, come quando Gesù si è incontrato con la gente..."
"... la sua calma. Mai alterato. La calma accompagnata da interiorità, per cui quando noi parlavamo con lui, ci confidavamo, sapevamo che parlavamo con un uomo di Dio e ci dava le risposte di Dio. Non solo risposte umane, ma ci aiutava a rapportarci con il Signore come un amico, a rapportarci con dedizione, con attenzione e con tutta la nostra vita.
Chiedeva a noi non poco, ma tanto, tanto nella preghiera, nel sacrificio, nel silenzio, nell’accettare la volontà di Dio attraverso i superiori.
Ma quello che chiedeva a noi lo faceva lui per primo..."
"...È quello, sì. Lui era un vero sacerdote, cioè l’uomo di Dio che prima di insegnare viveva lui, viveva lui la sua amicizia con il Signore, viveva lui la preghiera, viveva lui la disponibilità di tutta la sua vita messa al servizio del prossimo..."
"...lui era molto riservato, era molto riservato. Cioè non era una piazza, ma era un monastero. Entrare in questo monastero della sua vita interiore non era facile. Quelle cose che lui faceva, le faceva con tanta semplicità, ma anche... nascosto, non per fare trionfalismo. Non avrebbe avuto questo servizio fotografico, no, lui non si sarebbe seduto qui al mio posto, era più riservato..."